lunedì 27 marzo 2017

Un coccodrillo lungo come un autobus

...Tranquilli, è vissuto 130 milioni di anni fa.
I paleontologi ne hanno trovato i resti fossili in Tunisia, in un sito datato al Cretaceo (l'ultimo periodo in cui vissero i dinosauri).

Si tratta di un talassosuco, cioè un rettile acquatico estinto parente stretto dei coccodrilli, il più grande finora scoperto: lungo 10 metri, aveva un cranio lungo 1,6 metri!

Credit: Federico Fanti
Federico Fanti, dell'Università di Bologna, è il co-scopritore del fossile e afferma che, come molti coccodrilli odierni, anch'esso poteva essere un predatore opportunista.
I ricercatori lo hanno chiamato Machimosaurus rex, un nome composto che deriva dal greco e significa "lucertola-combattente re" (anche se in italiano dovrebbe essere "regina"). Insomma, il re dei lucertoloni, con cui era bene non attaccar briga.

Credit: Federico Fanti
Molti grandi predatori sembra si siano estinti già alla fine del Giurassico, ma M. rex visse almeno 20 milioni di anni in più, afferma Fanti.
Sembra che più che un'unica estinzione di massa, si tratti di diverse estinzioni locali: in base ai siti di ricerca, alcuni grandi predatori sembrano scomparire e altri no.

Credit: Federico Fanti
Il sito tunisino conserva diversi esemplari, il team ha iniziato a studiare in particolare un cranio lungo quasi quando una persona.

La scoperta è stata pubblicata su Cretaceous Research dal team di Federico Fanti.

Fonte: BBC. Traduzione e adattamento a cura del CrocoBlog - http://crocomania.blogspot.it




domenica 12 marzo 2017

Le uova fossili di coccodrillo più antiche del mondo

È nato prima l'uovo o il coccodrillo? Il mistero permane, ma nel frattempo i ricercatori hanno scoperto sulle colline portoghesi le uova fossili più antiche del gruppo dei Coccodrillomorfi, il gruppo a cui appartengono i coccodrilli viventi.

Una delle uova fossili scoperte (clicca per ingrandire)
Le uova sono state deposte 152 milioni di anni fa e la mamma coccodrillo doveva essere lunga circa due metri.
Sono le più antiche uova di Coccodrillomorfo finora scoperte: prima del ritrovamento portoghese, le più antiche risalivano al Cretaceo, mentre i nuovi fossili datano al tardo Giurassico. La scoperta retrodata le conoscenze su questo tipo di uova di ben 40 milioni di anni.

Distribuzione geografica di uova fossili di Crocodylomorpha (clicca per ingrandire)
Il gruppo a cui appartengono i coccodrilli è comparso più di 200 milioni di anni fa e da allora ha dominato i vari ambienti in cui ha vissuto. Le uova mostrano poche modificazioni rispetto a quelle dei coccodrilli viventi, così come in generale la forma di questi animali arcaici: evidentemente la loro struttura è stata fin dall'inizio adatta al loro habitat e ha così subito pochissime modifiche in questi 200 milioni di anni.

Sarcosuchus imperator, coccodrillo gigante vissuto in Africa 110 milioni di anni fa
Le uova sono state rinvenute in tre diversi siti per un totale di 18 uova e diversi frammenti.
Alcune fra queste sono state trovate insieme a uova e a un nido di dinosauro teropode (dinosauri per lo più bipedi e carnivori): forse le uova di coccodrillo vennero rubate dal legittimo nido per poterne divorare il contenuto? Il mistero resta fitto: i ricercatori non hanno azzardato interpretazioni vista la mancanza di indizi.

Due siti in cui sono state trovate le uova fossili (clicca per ingrandire)
La ricerca è stata pubblicata su PLOS ONE ed è disponibile on-line:
Russo J, Mateus O, Marzola M, Balbino A (2017) Two new ootaxa from the late Jurassic: The oldest record of crocodylomorph eggs, from the Lourinhã Formation, Portugal. PLoS ONE 12(3): e0171919. doi:10.1371/journal.pone.0171919




mercoledì 25 gennaio 2017

Auguri

Potrei dire di essere in largo anticipo sul Natale 2017... :D Invece sono solo in ritardo sul Natale 2016, ma nonostante abbia trascurato un po' il blog negli ultimi tempi, tengo sempre a fare gli auguri ai miei affezionati lettori. Quindi cliccate sulla foto e scaricate il wallpaper per un buon 2017!

Clicca per ingrandire

50 coccodrilli in 1

Due è meglio di uno, ma cinquanta è meglio di due!


Stiamo parlando della nuova scoperta relativa a una mummia di coccodrillo risalente a 2.500 anni fa, trovata nel 1828 e conservata al Museo delle Antichità di Leida (Paesi Bassi): già negli anni '90 del secolo scorso si era scoperto, grazie a una TAC, che la mummia lunga quasi 3 metri conteneva in realtà due giovani coccodrilli.
Ora i curatori hanno scoperto, grazie a una nuova scansione in 3D, che in realtà accanto ai due giovani coccodrilli ci sono anche 47 cuccioli, ciascuno mummificato e bendato singolarmente.

Secondo i curatori, il manufatto era probabilmente un'offerta sacrificale al dio-coccodrillo Sobek.


I curatori hanno effettuato la scoperta durante i preparativi per una nuova mostra al Museo, nella quale i visitatori potranno "sfogliare" virtualmente la mummia, rimuovendo sullo schermo uno strato dopo l'altro fino a svelare i corpi dei coccodrilli.

Leggi la notizia completa e guarda tutte le fotografie sul sito web di National Geographic Italia!



sabato 17 settembre 2016

8 milioni di anni e non sentirli


Nuovo studia rivela l’incredibile longevità evolutiva dell’alligatore americano.

Credit: Kristen Grace
Dal clima alla forma stessa della penisola, non molto della Florida è rimasto invariato negli ultimi 8 milioni di anni.
Eccetto gli alligatori.

Molti degli attuali predatori appartengono a specie recenti a livello evolutivo, invece il moderno alligatore americano (Alligator mississipiensis) è un rettile letteralmente “di un altro tempo”.
Un nuovo studio dell’Università della Florida mostra che la specie non è stata toccata da grossi cambiamenti evolutivi negli ultimi 8 milioni di anni, cioè ben 6 milioni di anni in più rispetto a quanto si pensava
A parte alcuni squali e una manciata di altri animali, sono davvero poche le specie di vertebrati viventi che possono annoverare una così lunga storia evolutiva con così pochi mutamenti.

Se potessimo andare indietro nel tempo di 8 milioni di anni, potremmo vedere aggirarsi praticamente lo stesso animale come si vedrebbe oggi nel sud-est. Anche 30 milioni di anni fa gli alligatori non apparivano molto diversi da oggi”. Così spiega Evan Whiting, autore principale dello studio pubblicato nell’estate 2016 sul Journal of Herpetology and Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology.
“Siamo rimasti sorpresi nello scoprire fossili di alligatori così antichi che appartengono alle specie oggi viventi, piuttosto che a specie estinte”.

Nonostante gli alligatori abbiano un aspetto preistorico, non sono però immuni all’evoluzione: al contrario, essi sono il risultato di una linea evolutiva incredibilmente antica. Il gruppo di cui fanno parte, Crocodylia, è sulla Terra da almeno 84 milioni di anni e i suoi antenati risalgono al Triassico, oltre 200 milioni di anni fa. 

Evan Whiting parla dell’alligatore come di un sopravvissuto, che ha saputo resistere a fluttuazioni del livello del mare e cambiamenti climatici estremi che hanno causato l’estinzione di molte specie animali meno adattate.

La ricerca mostra anche che l’alligatore americano ha per molto tempo condiviso l’habitat costiero con Gavialosuchus americanus, coccodrilli marini lunghi 8 metri estinti 5 milioni di anni fa.
L’alligatore americano oggi non ha competitori, ma milioni di anni fa ha convissuto non solo con un altro coccodrillo, ma con un coccodrillo più grande di lui.

Attualmente però l’alligatore americano si trova a dover fronteggiare un pericolo mai affrontato in passato: l’uomo.

Nonostante la loro adattabilità e resilienza, gli alligatori sono stati cacciati fin quasi all’estinzione negli ultimi 200 anni. L’Endangered Species Act ha permesso di aumentare il numero di esemplari in natura, ma avvengono ancora incontri tra umani e alligatori che sono poco piacevoli per entrambi, e in molte aree l’habitat dell’alligatore continua a venire distrutto per costruire nuovi abitati umani. 

“Gli stessi caratteri che hanno permesso all’alligatore di rimanere virtualmente lo stesso attraverso molti cambiamenti ambientali per milioni di anni, può ora divenire un problema nel momento in cui essi cercano di adattarsi all’uomo. La loro adattabilità è il motivo per cui oggi possiamo trovare alligatori che nuotano nelle nostre piscine o che vagano nei campi da golf”.


Evan Whiting spera che la sua ricerca possa servire ad informare il pubblico che gli alligatori erano in Florida da molto tempo prima dell’uomo, e che è necessario agire per preservare le popolazioni selvatiche di alligatori e i loro habitat.
Grazie alla conoscenza più approfondita della loro storia evolutiva, la ricerca può fungere da base per la conservazione dell’ambiente dove gli alligatori hanno dominato per milioni di anni.
“Se conosciamo dalla documentazione fossile che gli alligatori hanno prosperato per così lungo tempo in certi tipi di habitat, sappiamo su quali ambienti focalizzare i nostri sforzi di conservazione e gestione ambientale”.

Fonte: Phys.org - A reptilian anachronism: American alligator older than we thought, di Stephenie Livingston, 16 settembre 2016. 




lunedì 15 agosto 2016

Progetto Cineteca Botanica

Il regno vegetale ha ispirato da sempre in vario modo sceneggiatori e registi: il progetto "Cineteca Botanica" vorrebbe dare un'idea di quanto e come la produzione cinematografica si sia ispirata al mondo verde.
Potete consultare l'elenco dei film nell'apposita sezione, costantemente aggiornata, e contribuire ad arricchirla suggerendo titoli non ancora inclusi:
http://crocomania.blogspot.it/p/cineteca-botanica.html



martedì 22 dicembre 2015

Happy CROC Christmas!

Per i miei tre affezionati lettori, ecco lo sfondo desktop per Natale 2015 del CrocoBlog :D

Buone feste e buon 2016!

(clicca sull'immagine per vederla a grandezza originale e scaricarla)

martedì 24 febbraio 2015

Estinzioni di massa causate dalla materia oscura della nostra galassia?

Una ricerca del biologo Michael Rampino, dell'Università di New York e del Goddard Institute della NASA, sembra mostrare che i passaggi della Terra attraverso il piano galattico possono avere una correlazione diretta e significativa con fenomeni geologici e biologici che avvengono sulla Terra.

In un articolo in uscita sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il professor Rampino afferma che il movimento attraverso la materia oscura potrebbe perturbare le orbite di comete e portare ad un riscaldamento del nucleo terrestre, entrambi fenomeni connessi con episodi di estinzione di massa.

Il piano galattico è il luogo della Via Lattea in cui risiede il nostro sistema solare, contiene stelle, polveri e nubi di gas, nonché una considerevole quantità di materia oscura, una forma di materia sfuggente che può essere osservata solo attraverso i suoi effetti gravitazionali.

Sappiamo che la Terra ruota attorno al centro della Galassia compiendo un’orbita circolare una volta ogni 250 milioni di anni. Ma la traiettoria della Terra è anche ondeggiante, con il Sole e i pianeti che passano sopra e sotto al piano galattico approssimativamente ogni 30 milioni di anni.

Studiando la ricorrenza di questi passaggi lungo il piano galattico, Rampino ha notato che sembra esserci una correlazione con gli episodi di impatti cometari e quindi con eventi di estinzione di massa. Il famoso impatto cometario risalente a 66 milioni di anni fa che ha portato all’estinzione dei dinosauri ne è un esempio.

Cosa potrebbe causare questa correlazione tra i passaggi lungo il piano galattico, gli impatti e quindi le estinzioni ad essi connesse?

Attraversando il piano galattico, osserva Rampino, la materia oscura presente potrebbe disturbare le traiettorie delle comete, che compiono orbite tipicamente lontane dalla Terra, nelle regioni più esterne del sistema solare. Questo, secondo il professor Rampino, potrebbe implicare una variazione di traiettoria e una maggiore probabilità di impatto delle comete con il nostro pianeta.

Un altro effetto dovuto al passaggio attraverso il piano galattico e all’interazione con la materia oscura potrebbe riguardare il nucleo terrestre.

Col tempo, sostiene Rampino, l’annichilazione di particelle di materia oscura potrebbero produrre una considerevole quantità di calore nel nucleo della Terra, innescando eventi come eruzioni vulcaniche, formazione di montagne, inversioni del campo magnetico e variazioni del livello del mare, che mostrano picchi di ricorrenza proprio ogni 30 milioni di anni.

Rampino quindi suggerisce che i fenomeni astrofisici derivanti dai passaggi della Terra attraverso il piano galattico potrebbero risultare in drammatici cambiamenti nell’attività geologica e biologica del nostro pianeta.

Il modello presentato in questo studio, che propone diverse interazioni tra la materia oscura e la Terra durante i suoi passaggi attraverso il piano galattico, potrebbe avere un considerevole impatto nella nostra comprensione degli sviluppi geologici e biologici terrestri, così come quelli di altri pianeti.

«Abbiamo la fortuna di vivere su un pianeta ideale per lo sviluppo della vita», dice Rampino, «ma la storia della Terra è scandita da eventi di estinzione di massa, alcuni dei quali sono di difficile spiegazione. Potrebbe essere che la materia oscura – la cui natura ci è ancora sconosciuta, ma che racchiude un quarto del contenuto dell’universo – sia la risposta. Oltre ad essere importante su scale più vaste, la materia oscura potrebbe avere un’influenza diretta sulla vita sulla Terra».


Articolo originale di Elisa Nichelli per Media Inaf:
http://www.media.inaf.it/2015/02/19/la-materia-oscura-puo-causare-estinzioni-di-massa/



mercoledì 21 gennaio 2015

Dalla Tanzania con furore: il coccodrillo mangiatore di dinosauri

Sono stati scoperti in Tanzania reperti fossili di una specie di “coccodrillo predatore” con denti dalla forma a pugnale.
Lungo 2,7 metri e risalente a circa 247 milioni di anni fa (medio Triassico), l’animale aveva scaglie ossee sul dorso come i moderni coccodrilli e camminava con le zampe distese sotto il corpo.

I reperti fossili scoperti e la loro collocazione (clicca per ingrandire)

Il nome scientifico è Nundasuchus songeaensis: il genere significa “coccodrillo predatore” (Nunda in lingua swahili significa infatti predatore), il nome specifico deriva da Songea, la città nei pressi della quale sono stati scoperti i reperti.

La scoperta risale al 2007 e si deve a Sterling Nesbitt, professore di geologia impegnato in una campagna di scavi a caccia degli antenati di coccodrilli e uccelli.

“C’è un grande buco nella documentazione fossile nel periodo in cui vissero gli antenati comuni di coccodrilli e uccelli”, sostiene il professore. “Questa scoperta ci aiuta a mettere qualche tassello, ma stiamo ancora studiando e cercando di capirne le implicazioni”.

Il periodo in cui visse Nundasuchus era quello in cui stavano emergendo i dinosauri. Questa specie aveva una struttura come quella dei dinosauri e degli uccelli, con le zampe poste sotto il corpo e non di lato, ma aveva anche il dorso coperto da scaglie ossee come quelle dei coccodrilli.

Le scoperte relative alla nuova specie fossile sono state pubblicate sulla rivista Journal of Vertebrate Palaeontology (DOI:10.1080/02724634.2014.859622#sthash.RBwHP5R1.dpuf).



mercoledì 14 gennaio 2015

La strana storia della bile di coccodrillo e della birra killer in Mozambico

Pochi giorni fa è stata diffusa dalla Associated Press una strana storia proveniente dal Mozambico: diverse decine di persone sono morte dopo avere bevuto una birra tradizionale che si dice contenesse “bile di coccodrillo”.

Radio Monzambico ha aggiornato la notizia lunedì mattina, confermando che 69 persone sono morte e 196 sono ricoverate in ospedale, dopo avere partecipato a un rito funebre venerdì nel villaggio di Chitima, nella parte occidentale del Paese.
Le persone si erano riunite nel corso della giornata a bere "pombe", una bevanda fermentata a base di sorgo, crusca, mais e zucchero. (Nota a margine: il nome latino di un lievito in genere non usato per la produzione della birra è Schizosaccharomyces pombe).

- Aggiornamento al 14 gennaio: Radio Mozambico riferisce che 73 persone sono morte. Le autorità non hanno ancora determinato quale sia la sostanza velenosa nella bevanda tradizionale. -

Il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus)
nel Lago Chamo, Etiopia.
Credit: Bernard Gagnon, C BY-SA 3.0 license

Il proprietario dello stand della bevanda, sua figlia, una nipote e quattro membri delle famiglie vicine sono stati tra i primi sette morti portati all'obitorio dell'ospedale locale nella mattinata di sabato.

Paula Bernardo - direttrice distrettuale per la salute, le politiche sociali e femminili a Cahora Bassa - ha dichiarato a Radio Mozambico che le autorità hanno cercato di determinare la causa di queste morti, gli ospedali locali sono stati sommersi di persone che soffrono di diarrea e dolori muscolari. I pazienti provenivano sia da Chitima sia dal vicino villaggio di Songo.

Il direttore sanitario della provincia di Tete, Carla Mosse Lazarus, ha affermato che i campioni sono già stati inviati a un laboratorio di analisi nazionale, per determinare quale veleno o veleni abbiano contaminato il recipiente contenente 210 litri della bevanda fermentata.

A differenza delle notizie riportate dai media, ad oggi non si trova in alcun resoconto dal Mozambico un qualche riferimento o speculazione sul fatto che la sostanza tossica possa essere stata "bile di coccodrillo", o qualunque altro nome locale dato ad essa (come per esempio “ndura”). Il brevissimo trafiletto della Associated Press apparso sul New York Times cita un altro funzionario, Alex Albertini, come la fonte di questa ipotesi.


Se il veleno è "bile di coccodrillo," che cos'è esattamente?

“Bile di coccodrillo” letteralmente è il succo digestivo dalla cistifellea del coccodrillo del Nilo, Crocodylus niloticus. 
L'uso del termine risale al 1899 a proposito di certe accuse di stregoneria, secondo il professor N.Z. Nyazema del Dipartimento di Farmacologia Clinica presso l'Università dello Zimbabwe, che ne ha scritto sul Central African Journal of Medicine nel 1984 e 1985. L'università, ad Harare, è a circa 480 km a sud-ovest attraverso il confine con il Mozambico, da dove proviene la storia dell’avvelenamento.

La bile contiene molecole chiamate sali biliari o acidi biliari, che gli animali usano per sciogliere o emulsionare i grassi. Queste molecole si legano anche ai recettori ormonali che regolano la loro stessa produzione. Gli acidi biliari potrebbero essere molto tossici a concentrazioni molto elevate, come potrebbe essere qualsiasi forte detergente, tuttavia questo non è coerente con le concentrazioni che sarebbero state usate nei casi di avvelenamento tradizionali.

Il professor Nyazema scrive:
“E’ opinione diffusa che la bile di coccodrillo sia molto velenosa. Lo “nduru” viene usato come veleno, che viene aggiunto alla birra o al porridge “sadza” di una ignara vittima. Non è facile acquistare questo veleno e non è facile nemmeno uccidere un coccodrillo unicamente allo scopo di ottenerne la bile. Ma pagando una buona somma si può ottenere del veleno da un n'anga [un guaritore tradizionale della tribù Shona dello Zimbabwe]. I n'anga possono avvelenare la vittima aggiungendo qualcosa di misterioso agli ingredienti del veleno. È stato riferito che l'avvelenamento avviene in occasioni speciali come quello di bere birra insieme: si dice che lo “nduru” venga introdotto nella birra immergendo il dito o un chiodo su cui è posta una piccola quantità di veleno. Questo sarebbe sufficiente allo scopo. La sfortunata vittima dovrebbe morire entro 24 ore. Il veleno dovrebbe manifestarsi quando il paziente inizia a sentire dolori all'addome.

Il professor Nyazema apprese queste storie dagli scritti del professor Michael Gelfand, un medico sudafricano che ha guidato il reparto a metà del XX secolo e ha scritto ampiamente sulla medicina coloniale nell’Africa sud-orientale.

Ciò ha portato Nyazema a mettere in discussione la veridicità di queste storie tradizionali; egli ha indagato sulla tossicità acuta di una grande quantità di bile di coccodrillo in venti topi di entrambi i sessi utilizzando sia estratti in acqua e alcool della bile (con la collaborazione del Kariba Crocodile Farm per la fornitura di dieci cistifellee per la sua ricerca). Ai topi sono state fatte bere due diverse concentrazioni di ciascun tipo di soluzione di bile per 7 giorni. Il medico ha anche usato un babbuino come ulteriore cavia.

Nessuno degli animali morì o sembrò avvertire segni di tossicità. La ricerca difetta di misurazioni patologiche o parametri ematochimici, ma il rapporto sembra sufficiente per concludere che la bile di coccodrillo non è il costituente mortale del cosiddetto “nduru”.

Nella tragedia in corso in Mozambico, non si riesce proprio ad immaginare quanta bile avrebbe mai dovuto essere aggiunta a 210 litri di birra per poter causare così tante morti.

Strophanthus petersianus, una pianta sudafricana
contenente glicosidi cardioattivi simili alla digitalina

Da innocui coccodrilli a mortali vegetali

Gli scritti di 30 anni fa del professor Nyazema possono fornire una risposta. Egli ha ipotizzato che le descrizioni tradizionali di questo veleno potrebbero essere coerenti con una pianta tossica, il cui estratto potrebbe venire aggiunto alla birra durante pratiche magiche.
Nyazema ha osservato che la struttura chimica degli acidi biliari non è così lontana da quella dei glicosidi cardiaci di origine vegetale, sostanze che vengono utilizzate oggi nei farmaci per pazienti con insufficienza cardiaca o alcuni tipi di disturbi del ritmo cardiaco.

I glicosidi cardiaci, tra cui la digitalina, hanno un basso indice terapeutico, cioè esiste un ristretto margine tra la dose terapeutica benefica e la dose tossica. Piante come la digitale (Digitalis purpurea) si trovano comunemente in Africa sudorientale come esemplari “sfuggiti” alle coltivazione dei coloni europei, ma Nyazema elenca anche 11 specie di piante africane che contengono glucosidi cardiaci simili.

Mentre alte dosi di glicosidi cardiaci portano ovviamente il battito cardiaco a zero, sintomi come nausea, vomito, dolori addominali e diarrea possono indicare un avvelenamento da glicosidi cardiaci. Questi sintomi sono coerenti con le descrizioni fornite dalle autorità sanitarie del Mozambico.

I tentativi di contattare il professor Nyazema non hanno avuto successo, ma egli era ancora attivo come autore di pubblicazioni almeno fino al 2013. I test analitici di questo drammatico evento potranno dirci se il professore aveva effettivamente ragione riguardo la reale fonte del veleno tradizionale chiamato “nduru”. 
Ma un mistero rimarrebbe ancora: chi avrebbe fatto una cosa del genere, e perché?


Articolo originale di David Kroll - “Did Crocodile Bile Really Kill 73 People In Mozambique?” - 12 gennaio 2015
http://www.forbes.com/sites/davidkroll/2015/01/12/what-is-crocodile-bile-and-is-it-really-poisonous/
Traduzione e adattamento a cura del Crocoblog - 14 gennaio 2015
http://crocomania.blogspot.it/2015/01/bile-di-coccodrillo-Mozambico.html



mercoledì 24 dicembre 2014

Auguri

Il mio augurio per gli affezionatissimi tre lettori del blog =)
Buone feste e sereno 2015!

(clicca per ingrandire)